La passeggiata botanica è stata un successo

Sabato 7 maggio la passeggiata botanica organizzata dalla nostra Associazione in collaborazione con il Parco del Po ha riscontrato una partecipazione di pubblico oltre le aspettattive.

Foto 09-05-16, 21 15 49Il gruppo, sotto l’esperta guida di Luca Cristaldi, responsabile del settore agro-forestale del Parco, e di Paola Palazzolo, guardiaparco specializzata in botanica, è partito da Piazza Norzi a Rocca delle Donne e, percorrendo il sentiero “della chiesa”, è disceso verso le sponde del Po. In poche decine di metri di dislivello la vegetazione è cambiata significativamente, in base al tipo di terreno ma anche alle lavorazioni che l’uomo ha condotto nel passato e i cui segni oggi sono quasi scomparsi. Illuminante al proposito la considerazione fatta sulle tipologie di bosco, basate sull’età e sull’intervento dell’uomo: si è visto come un terreno abbandonato si riempia prima di erbe, poi di rovi e arbusti, quindi di alberi, e man mano che questi ultimi crescono ed espandono le proprie chiome, la vegetazione sottostante cambi, fino a raggiungere quella che è la nostra idea di bosco pulito, di cui abbiamo un esempio nel Bosco della Partecipanza di Trino. Qui gli alberi sono molto grandi e le chiome non lasciano filtrare luce.

WP_20160507_14_33_16_ProIl problema è che i nostri boschi e le nostre campagne sono fortemente colonizzati da specie esotiche che entrano in forte competizione con quelle autoctone, scalzandole e impoverendo la biodiversità (con conseguente aumento della fragilità degli ecosistemi).
Tutto ciò fa comprendere quanto sia importante il modo di gestire un bosco: i tagli indiscriminati e non rispettosi dei processi di sviluppo delle piante, favoriscono
la diffusione – a partire dal sottobosco – delle specie esotiche, come ad esempio la robinia, che ha colonizzato nell’ultimo secolo i versanti collinari a discapito del bosco originario.
Nel corso della passeggiata si sono potuti osservare svariati tipi di erbe e di piante: dall’ortica (ottima in cucina), alla felce aquilina, dall’equiseto (mineralizzante) all’erba mazzolina, dal caglio zolfino (usato una volta nella caseificazione) alla barba di becco a tromba, dai rovi che poi in estate ci danno le more, alla rosa canina, dal biancospino, alla farnia, dall’olmo, con le sue foglie tipicamente asimmetriche alla base, al ciliegio selvatico.

001Avvicinandosi al fiume, le aree boscate hanno lasciato il posto alla coltivazione dei pioppi: nel sottobosco il terreno è ricco di sostanza organica (rami, foglie, frutti caduti ecc.), mentre in corrispondenza delle zone coltivate il terreno ha una costituzione limoso-sabbiosa dovuta alla vicinanza del corso d’acqua.
La decomposizione della materia organica è un elemento fondamentale dell’ecosistema: lasciare sul posto gli alberi morti è una pratica importante, poiché essi costituiscono un essenziale riparo (nidi e tane) e una fonte di cibo per molti organismi, dagli insetti xilofagi agli uccelli che di essi si nutrono (come i picchi). La lezione è questa: meno l’uomo mette mano al terreno, meglio questo si autoregola.
Giunti infine in riva al Po, abbiamo attraversato un bosco di pioppi coltivati nel quale l’unica specie rigogliosa era l’artemisia, che è una pianta che si espande in profondità, e che quindi non viene debellata dal discaggio, a differenza di tutte le altre erbe. L’artemisia in questione è un altro esempio di pianta esotica invasiva.
Sulla riva, dove il terreno è fine e limoso, l’ambiente è favorevole ad altre specie, tra cui il salice bianco, pianta tipica delle sponde fluviali.
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Seguendo il corso del fiume, si è giunti alla stazione di reimpianto che il Parco ha allestito su terreni precedentemente coltivati. Qui, nell’ambito del progetto di rinaturalizzazione, sono stati messi a dimora pioppi neri e pioppi bianchi. Queste specie naturali, a crescita rapida, nel giro di una decina d’anni copriranno con le loro chiome il terreno, difendendolo dalle specie esotiche invasive a tutto vantaggio della ricolonizzazione da parte delle specie autoctone. In questo modo, una volta effettuato il taglio del pioppeto, si sarà ottenuto un bosco spontaneo con le tipiche specie della zona: frassino, ciliegio selvatico, farnia, olmo ecc.
Da ultimo si sono raggiunte le aree umide in località Brusaschetto Basso: gli stagni, originati dall’attività di estrazione di ghiaie, sono ora nel pieno del processo di rinaturalizzazione curato dagli esperti del Parco. L’ambiente è stato colonizzato da una incredibile varietà di rettili, uccelli, anfibi. Il valore ambientale dell’area è notevole, e lo testimonia la rapidità con la quale la fauna si è insediata: ora rimane da tutelare questo patrimonio e farlo diventare occasione di fruizione da parte del crescente turismo naturalistico.
WP_20160507_16_21_50_ProLa giornata è terminata in allegria a bagnetto verde e un buon bicchiere di vino, presso l’ex monastero della Rocca.
Ci è doveroso ringraziare il Parco per la disponibilità e gentilezza dei suoi dipendenti, e i rocchesi Franco Doria e Franco Poletti che si sono adoperati per la pulizia del sentiero “della chiesa”.

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Mara Begnini, Pier Iviglia.