Un pomeriggio a Lavaudieu, la “sorella” francese della Rocca delle Donne

 

 

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Il campanile dell’abbazia di Sant’Andrea a Lavaudieu. La guglia venne mozzata alla fine del Settecento durante la rivoluzione (foto P. I.)

A circa settanta km da Clermont-Ferrand, tra le dolci colline e i boschi dell’Alvernia , imbevuti del calore dell’autunno, c’è Lavaudieu. Un minuscolo comune di poco più di duecento abitanti, immerso nella campagna della Francia centro-meridionale. Qui, nel pomeriggio di venerdì 18 novembre, la nostra piccola ambasceria del Picchio è stata calorosamente accolta dal sindaco, Pascal Piroux, dal presidente del Réseau européen des sites casadéens (la rete europea dei siti casadeiani) Robert Flauraud e dal presidente degli “Amici di Lavaudieu” Daniel Bailly, con una folta rappresentanza dell’Associazione e dell’Amministrazione.Che ci facevamo lì?

Sono pochi a sapere, qui a Camino e in Piemonte, che il monastero di Rocca delle Donne, dalla seconda metà del XII secolo e quasi fino alla sua soppressione – sul finire del Quattrocento –, entrò a far parte delle innumerevoli dipendenze della potente e prestigiosa abbazia francese di La Chaise-Dieu, fondata nel 1043 da Roberto di Turlande. La sua controparte femminile venne eretta sempre da San Roberto proprio a Lavaudieu (che all’epoca si chiamava Comps), pochi anni più tardi. Ancora oggi, lo splendido paesino, che nel 1990 ha vinto il prestigioso premio di villaggio più bello di Francia e che fa parte del circuito dei villaggi fioriti francesi, è dominato dal possente campanile ottagonale dell’abbazia. Difficile raccontare la bellezza del complesso, dotato di un chiostro romanico di grande fascino, perfettamente conservato. La chiesa del monastero, dedicata a Sant’Andrea, rivela pitture murali di estrema suggestione, prima tra tutte la raffigurazione della Morte bendata, che colpisce con dardi bianchi gli uomini, indipendentemente dalla loro condizione sociale.

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Lo splendido chiostro romanico dell’abbazia (foto P. I.)

A Lavaudieu è molto sentita la responsabilità nei confronti di un monumento così importante; non meno è sentito il legame che unisce questo luogo alla rete europea di siti storici che dipendevano dalla casa madre di La Chaise-Dieu (più di duecento tra Francia, Spagna, Svizzera e Italia). E tra questi un posto particolare ha Rocca delle Donne, che un articolo di Nicole e Jean Darpoux, pubblicato qualche anno fa sull’Almanach de Brioude, ha definito “la sorella italiana di Lavaudieu”.

In questa atmosfera di amicizia si è svolto dunque il nostro incontro: alla visita al complesso abbaziale ha fatto seguito un incontro e un rinfresco con scambio di documenti e materiale informativo presso il salone delle associazioni locali. Un’occasione importante di confronto tra la nostra realtà e quella di una microcomunità rurale della Francia che ha saputo valorizzare se stessa e il proprio patrimonio: ogni anno, dal villaggio di Lavaudieu e dalla sua abbazia, transitano circa ventimila turisti, attirati dalla storia millennaria del luogo, ma anche dalla sua particolare bellezza, costruita e preservata dai suoi abitanti e che una convenzione paesaggistica oggi tutela.

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Il villaggio rurale di Lavaudieu (foto Il Picchio)

Ora l’obiettivo è rendere proficuo questo legame, approfondendone gli aspetti di ricerca storica e soprattutto creando un circuito di buone pratiche di gestione e tutela del patrimonio: un tema sul quale in Monferrato abbiamo tanto da imparare.